Un blog in italiano con notizie e commenti sul Brasile, la sua cultura e la sua lingua: il portoghese.
13/07/2009

accenti e gergo

A proposito di accenti (brasiliani)

accento del nordest


e di gergo (video con la grande Regina Casé, una delle mie attrici preferite qui in Brasile)(ah, le persone intervistate e Regina hanno l'accento di Rio)

gergo giovanile (diversi accenti)

15:49 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (2)
ultimo fior del lazio
08/07/2009

soave

Dopo un semestre di lavoro, di alcune palle (mie) rotte , di alcune palle che ho rotto agli altri, di discussioni interessanti, ma sempre la sera, quando io non funziono bene, di incontri bellissimi, di scontri fortissimi, di incontri (non volutamente) mancati, di incontri voluti e non accaduti, di pochi disegni, di poche parole, di poche domande (orali, ma tante nella mente), di poca pazienza e di incomprensibile infinito affetto paziente, devo dire che ora “tô suave”.
Proprio così: “tô suave”. (sono/sto soave)
Qualche giorno fa in compagni di alcuni studenti ho imparato una nuova forma di dire sono tranquilla. È che un ragazzo che passava ha salutato uno dei miei studenti, il quale gli ha chiesto se voleva mangiare con noi (facevamo il solito picnic di fine semestre). E quello gli ha risposto: tô suave. Per farmi capire cosa significava gli studenti mi hanno fornito un sinonimo : tô de boa, letteralmente : sto di buona. Buona che, mi chiedevo? Alla mia epoca si diceva “estou numa boa”.
Ora non solo hanno cambiato la preposizione come hanno coniato “tô suave”. E mi piace da morire.
Tô suave.
Ho pure trovato "tô suave" in un dizionario molto interessante: il dizionario informale della lingua portoghese.
Fra qualche giorno parto per il sud. Andiamo (io, la mia nipotina e un'amica che insegna italiano al sud del Brasile) alla ricerca di Anita Garibaldi. Sarà la seconda volta che vado alla città dov'e nata: Laguna, nello stato di Santa Catarina. Ma questa volta sarà diverso. Me l'ha chiesto Carol, la mia nipotina di 14 anni. Facciamo un viaggio zia-nipote. È un training per il viaggio che faremo insieme in Italia fra uno o due anni.

Chissà divento soave davvero, non come stato d'animo, ma come persona.
23:33 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (5)
ultimo fior del lazio, er cantastorie de me stessa
03/06/2009

A dor que deveras sente

Il poeta è un fingitore. 

Finge così completamente

 che arriva a fingere che è dolore 

il dolore che davvero sente.

 

Diceva Pessoa. Recentemente ho letto una poesia che dicono sia di Carlos Drummond de Andrade. Non ci credo. Ma gli ultimi versi mi piacciono:

Il dolore è inevitabile.

La sofferenza è opzionale.

--

Ho visto una rosa e l'ho fotografata. Ma poi ho passato troppo tempo a provare a fotografare la sua ombra. Che spreco di tempo.

23:30 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (3)
ultimo fior del lazio, literatura, cartoline non virtuali
08/05/2009

Sfogo linguistico

Una delle difficoltà che affronto nel mio mestiere è quella di far capire ai miei studenti è l'uso dei pronomi in italiano. Se conoscete un po' le due lingue e le loro storie sapete che tutte e due le lingue si originano dal latino, quindi hanno molta cosa in comune, ma non sono lingue sorelle, ma caso mai cugine. Il portoghese che poi si parla in Brasile è una lingua emigrata e, come tutti gli emigrati, conserva qualcosa di vecchio che la lingua lasciata nel Paese di origine ha dimenticato e, come tutti gli emigrati, ha acquisito o cambiato certe cose a causa del convivio con altre culture. Il portoghese che si parla nel Portogallo è una lingua che mantiene certi pronomi (come il tu, ormai in disuso in Brasile) o certi usi (come un pronome per l'informalità – il tu e un pronome per la formalità – il você). In Brasile la lingua portoghese si è rilassata, ha tolto la cravatta, quindi non sono i pronomi che indicano la formalità o l'informalità del discorso, ma altre parole come “senhor, senhora, ecc.
Il verbo si mantiene sempre alla terza persona, quindi non dobbiamo pensare molto alla coniugazione. In questo caso, per un brasiliano che impara l'italiano dare del tu o dare del Lei diventa un incubo poiché non solo dobbiamo scegliere un pronome ma anche coniugare il verbo in modo giusto.
Ma il vero incubo è l'uso dei pronomi diretti e indiretti. Nel secondo caso è l'incubo di tutti che imparano una lingua straniera, poiché si deve minimamente capire qual è la reggenza del verbo (si usa la preposizione a, di o per?). E poi in Brasile, la preposizione “a” ormai è sostituita da “para” quindi telefonare a qualcuno ci sembra strano, perché qui si telefona para alguém, quindi, agli studenti gli viene sempre la voglia di dire “telefono per Tizio” e non “a Tizio”.
I pronomi diretti li abbiamo. E sono “o”, “a”, “os” “as”, ma io non li uso mai quando parlo. Solo quando scrivo e quando scrivo qualcosa formale. Ad un brasiliano suona normalissimo dire “Vi ele” (Ho visto lui) invece di "Eu o vi (l'ho visto). E poi, diciamo la verità, i pronomi diretti ai brasiliani danno fastidio, poiché sembrano qualcosa di molto superfluo. Se mi chiedono se ho visto Tizio la mia risposta è : Ho visto. E basta. Non c'è bisogno del pronome.
Abbiamo un modo di pensare che prende le scorciatoie per giungere velocemente al punto d'arrivo. Tagliamo il grasso.
Nel Portogallo non è così. Dunque, un brasiliano che è andato nel Portogallo ha sempre qualche aneddoto da raccontare nel suo rientro. Come quello di una mia amica che , avendo telefonato prima ad un albergo per informarsi se c'erano scale per arrivare alla camera prenotata (suo padre camminava con difficoltà) si è trovata nei guai quando, arrivata all'albergo con arme, bagagli e genitore anziano, si è subito resa conto che c'erano scale per arrivare in camera.
Lei aveva chiesto in portoghese brasiliano : "Temos que subir escadas para chegar ao quarto?"(Dobbiamo salire delle scale per arrivare in camera?) e il manager aveva risposto : no. Quando interrogato del perché della risposta, il signore l'ha guardata con quello sguardo delle persone che considerano ovvio quello che è ovvio solo per loro: Ma lei mi ha chiesto se c'erano scale da salire e qui, per arrivare alla camera basta scendere le scale.
Per un brasiliano , in questo caso,non importa il verbo, la cosa che vogliamo sapere è se le scale ci sono o no, perché una volta salite ci sarà un momento in cui dobbiamo scendere.
È come quando mi chiedono se ho visto Tizio. “Você viu o fulano?” “Vi.”. Perché so che quello che mi chiedono è se ho visto. Ed è ovvio che si tratta di Tizio altrimenti non me l'avrebbero chiesto: Hai visto Tizio?
Insomma, i portoghesi per i brasiliani sono tutti come Catarella, il centralinista del commisariato di Montalbano.
E gli italiani con questa mania dei pronomi diretti (con quella rottura di palle che è poi l'uso dei pronomi diretti + passato prossimo) ci fa pensare che gli italiani sono sempre formali.
Il mio suggerimento è: rilassatevi! Meno pronomi – in certi casi – meglio è.

00:33 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (9)
nada de especial, ultimo fior del lazio
27/04/2009

Pagar um mico

Sabato sono andata a un barbecue a casa di amici nei dintorni di Campinas e ho visto 4 piccole scimmie. Il proprietario della casa lascia sempre dell'acqua e una banana (già sbucciata) per una famiglia di 6 o 7 scimmiette. Queste scimmiette vengono chiamate nel portoghese del Brasile di “micos”. Il “mico” più bello che abbiamo si chiama “Mico Leão-dourado” ma è quasi estinto.
Qui a Campinas non ce ne sono, solo questi comuni. Sono piccolissimi, ma bisogna stare attenti perché possono mordere e hanno certe unghie... Sono molto vivaci e faccia tosta. Si sono avvicinati a noi perché volevano qualcosa da mangiare.
Nella mia lingua c'è un'espressione che mi piace molto: pagar um mico, la cui traduzione letterale sarebbe “pagare una scimmietta” e vuol dire passare per una situazione imbarazzante, come ad esempio parlare in pubblico quando si è molto timido. L'espressione viene da un gioco di carte molto antico. Un gioco per bambini. Le carte hanno le immagini di animali e noi dobbiamo formare delle coppie. Ma la scimmia non ha (nel gioco) un compagno, quindi se la becchi gli altri partecipanti ti fanno fare qualcosa di imbarazzante. Quando ero piccola si trattava di suonare il campanello alla casa del vecchio portoghese che abitava all''angolo della nostra strada e che era molto rompipalle. Si suonava e si doveva aspettare per poi scappare. O bere un cucchiaio di aceto. Siccome sono un disastro a giocare le carte e non sopporto l'aceto era sempre quella la punizione che temevo.
Oggi sono piuttosto faccia tosta e quando perdo (al gioco e in altre situazioni) me ne frego della punizione. Mi sa che sono diventata una scimmia !

Eccone uno:

Vedete com'è piccolo?

Qui troverete informazioni sul bellissimo Mico-leão-dourado (si rassomiglia veramente ad un leone tutto dorato), qui le sue foto e qui le regole del "jogo do mico".

 

 

20:22 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (3)
ultimo fior del lazio
16/09/2008

neologiismi

Forse, dentro di tutti noi, brasiliani e non, dorme un Guimarães Rosa e basta un niente a svegliarlo.
Oggi, per esempio, ero al bar della facoltà di filosofia e ho detto ad una professoressa del corso di linguistica: mi piace molto mangiare qui, perché il cibo è tanto squisito, è tanto casalingo.
La professoressa, allora ,mi ha detto sorridendo: Infatti, è un cibo sincero.

la foto non è mia

07:01 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (8)
ultimo fior del lazio, sti brasiliani
06/09/2008

Amico è casa

Zelia Duncan e Simone, due famose cantanti brasiliane hanno registrato un cd. Il titolo è una delle canzoni: Amigo è casa.

Vi lascio le parole  - non è un testo facile da capire perché è pieno di parole del quotidiano, ma se avrò il tempo cercherò di tradurre la canzone.

Amigo é feito casa que se faz aos poucos
e com paciência pra durar pra sempre
Mas é preciso ter muito tijolo e terra
preparar reboco, construir tramelas
Usar a sapiência de um João-de-barro
que constrói com arte a sua residência
há que o alicerce seja muito resistente
que às chuvas e aos ventos possa então a proteger
E há que fincar muito jequitibá
e vigas de jatobá
e adubar o jardim e plantar muita flor toiceiras de resedás
não falte um caramanchão pros tempos idos lembrar
que os cabelos brancos vão surgindo
Que nem mato na roceira
que mal dá pra capinar
A casa é amizade construída aos poucos
e que a gente quer com beira e tribeira
Com gelosia feita de matéria rara
e altas platibandas, com portão bem largo
que é pra se entrar sorrindo
nas horas incertas
sem fazer alarde, sem causar transtorno
Amigo que é amigo quando quer estar presente
faz-se quase transparente sem deixar-se perceber
Amigo é pra ficar, se chegar, se achegar,
se abraçar, se beijar, se louvar, bendizer
Amigo a gente acolhe, recolhe e agasalha
e oferece lugar pra dormir e comer
Amigo que é amigo não puxa tapete
oferece pra gente o melhor que tem e o que nem tem
quando não tem, finge que tem,
faz o que pode e o seu coração reparte que nem pão.

Ho saputo del cd a causa del programma di Jô Soares. Ecco il video:

 

aggiornamento:

ecco la "traduzione":

Amico è come una casa che si costruisce mano a mano
e con pazienza per durare per sempre
Ma ci vuole tanto di mattoni e di terra
Preparare il cemento, costruire le serrature
Avere la saggezza del joão-de-barro
Che con arte fa la sua dimora
Ci vuole una fondamenta  molto resistente
Che dalle piogge e dai venti possa proteggere
Bisogna piantare molti jequitibá
E trave di jatobá
E concimare il giardino e piantare tanti di fiori e cespugli di lagestroemia
Che non manchi un pergolato per far ricordare i tempi passati
perché i capelli bianchi sorgono
come erba nei campi
che manco si può falciare
La casa è amicizia costruita mano a mano
una casa con tetto e pareti
Con persiane fatte da materiali rari
E alte piattebande, con un portone ben largo
così si entra sorridendo
nelle ore incerte
senza far rumore, senza disturbare
amico quando è amico, quando vuole essere presente
si fa quasi trasparente, senza lasciarsi vedere
Amico è da stare, da avvicinarsi, da raggiungere,
daabbracciare, da baciare, da laudare, da benedire
All'amico si accoglie, si raccoglie e si veste
e si alloggia e si dà da mangiare
Amico quando è amico non ti tradisce
ti offre il meglio che ha e che non ha
quando non ha niente, finge di avere
fa quello che può e il suo cuore condivide come il pane.

08:47 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (2)
musica, ultimo fior del lazio, sti brasiliani, er cantastorie de me stessa
19/03/2008

Pesach

Una poesia di Manuel de Barros. Per sengnare (anche) il momento linguistico che  vivo.

A 13 anni scoprì che ciò che mi piaceva nelle
letture non era la bellezza delle frasi, ma la loro malattia.
Ho raccontato a padre Ezequiel, un mio Precettore ,
quella strana mania.
Credevo di essere un tipo scaleno.
Amare creare dei difetti nelle frasi è qualcosa di molto sano,
disse il prete.
Fece una pulizia nei miei timori.
Il prete aggiunse: Manoel, questa non è una malattia,
può darsi che per tutta la vita ti attireranno i nulla...
E rise.
Non sei un po' indio? - mi chiese.
Eccome, risposi.
Guarda, gli indios non prendeno che i sentieri da loro aperti, non gli piacciono le strade.
Bisogna soltanto saper sbagliare la propria lingua.
Perché è nelle deviazioni e in certi frutti della foresta che incontrano le migliori sorprese.


Padre Ezequiel fu il mio primo insegnante di grammatica

12:31 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (6)
ultimo fior del lazio, literatura, er cantastorie de me stessa
26/09/2007

emme di memoria

Di Paulo Leminski

M. DE MEMÓRIA


Os livros sabem de cor
milhares de poemas.
Que memória!
Lembrar, assim, vale a pena.
Vale a pena o desperdício,
Ulisses voltou de Tróia,
assim como Dante disse,
o céu não vale uma história.
Um dia, o diabo veio
seduzir um doutor Fausto.
Byron era verdadeiro.
Fernando, pessoa, era falso.
Mallarmé era tão pálido,
mais parecia uma página.
Rimbaud se mandou pra África,
Hemingway de miragens.
Os livros sabem de tudo.
Já sabem deste dilema.
Só não sabem que, no fundo,
ler não passa de uma lenda.

M. DI MEMORIA

I libri sanno a memoria
Migliaia di poemi.
Che memoria!
Ricordare così, vale la pena.
Vale la pena lo spreco,
Ulisse tornò da Troia,
così come Dante disse,
il cielo non vale una storia.
Un giorno venne il diavolo
Sedurre un dottor Fausto.
Byron era vero.
Fernando, persona, era falso.
Mallarmé era tanto pallido,
sembrava piuttosto una pagina.
Rimbaud se ne andò in Africa,
Hemingway di miraggi.
I libri sanno tutto.
Sanno ormai questo dilemma.
Non sanno però, che in fondo,
leggere non è che una leggenda.

10:37 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (2)
ultimo fior del lazio, literatura
19/08/2007

O poeta

A vida do poeta tem um ritmo diferente
É um contínuo de dor angustiante.
O poeta é o destinado do sofrimento
Do sofrimento que lhe clareia a visão de beleza
E a sua alma é uma parcela do infinito distante
O infinito que ninguém sonda e ninguém compreende.

Ele é o etemo errante dos caminhos
Que vai, pisando a terra e olhando o céu
Preso pelos extremos intangíveis
Clareando como um raio de sol a paisagem da vida.
O poeta tem o coração claro das aves
E a sensibilidade das crianças.
O poeta chora.
Chora de manso, com lágrimas doces, com lágrimas tristes
Olhando o espaço imenso da sua alma.
O poeta sorri.
Sorri à vida e à beleza e à amizade
Sorri com a sua mocidade a todas as mulheres que passam.
O poeta é bom.
Ele ama as mulheres castas e as mulheres impuras
Sua alma as compreende na luz e na lama
Ele é cheio de amor para as coisas da vida
E é cheio de respeito para as coisas da morte.
O poeta não teme a morte.
Seu espírito penetra a sua visão silenciosa
E a sua alma de artista possui-a cheia de um novo mistério.
A sua poesia é a razão da sua existência
Ela o faz puro e grande e nobre
E o consola da dor e o consola da angústia.

A vida do poeta tem um ritmo diferente
Ela o conduz errante pelos caminhos, pisando a terra e olhando o céu
Preso, eternamente preso pelos extremos intangíveis.

Vinícius de Moraes, Rio de Janeiro , 1933

 

20:42 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (5)
ultimo fior del lazio, literatura
testo





Feed XML offerto da BlogItalia.it BlogItalia.it - La directory italiana dei blog