
27/09/2009
senza titolo e senza parole (senza pelle)![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() CASTANHA DO PARÄ
![]() ![]() TACACÁ
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18:26 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (6)
22/09/2009
natura, fotografia, vivere al terzo mondo, er cantastorie de me stessa AmazôniaPer 5 giorni non ho visto niente della città di Belém . Solo parte del campus dell'università . Ma il sabato ho visto un po`di tutto che c'era da vedere. Vi lascio una prima foto.Ma sapete cosa ho scoperto? La cosa più bella dell'Amazzonia è la sua gente.
07:44 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (4)
16/08/2009
natura, er cantastorie de me stessa fim de fériasDomani ricominciano le lezioni all'università e anche alle scuole. Due settimane dopo la data prevista. Tutto a causa dell'Influzenza H1N1. Qui a Campinas sono 7 il numero di morti. Si crede che ora che con il caldo le possibilità di contaggio diminuiscono. Vediamo e speriamo.
Oggi ho mangiato le prime "jabuticabas" dell'anno. E comme il faut, cioè, raccolte e non comprate. La "jabuticaba" per me è una delle cose più esotiche al mondo - insieme alla neve e al Tucano. A proposito di tucani, oggi uno ha traversato l'autostrada che mi portava alla città dove avrei incontrato una cara amica e i suoi alberi di "jabuticabas". È la terza volta che mi capita qui nella mia regione. Non dovrebbe essere motivo di festa, perché i tucani non sono di questa regione. Ma questo strano uccello, che tanto mi piace e con il quale tanto mi indentifico mi rende sempre felice. Come le "jabuticabas" mangiate sotto il suo albero. E queste erano del tipo "sabará" più piccole e più dolci delle "paulistas", che sono grandi come una pallina di golf. ![]() ![]() ![]() 21:59 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (6)
14/06/2009
natura, er cantastorie de me stessa brasileirinhoChe uccellino è questo che porta i colori del Brasile? Forse è un po' come noi brasiliani, senza razza definita, un insieme di colori...
pau-brasilForse ho già parlato di questo...Il nome del mio Paese viene dal nome di un albero: il pau-brasil. Davanti al centro dove lavoro (che è l'edificio più brutto di tutto il campus dell'Unicamp - che è un campus bruttissimo se penso all'Università di San Paolo, dove ho studiato) ce n'è uno. Nel passto i portoghese usavano il pau-brasil per tingere la stoffa (di rosso, ovviamente), ma oggi usiamo i semi per fare collane. Io uso l'albero per brevi chiacchierate nei momenti liberi, un po' come Zezé, il personaggio di "O meu pé de laranja lima" dello scrittore José Mauro de Vasconcellos.
11:17 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (2)
10/01/2008
natura, er cantastorie de me stessa il tempo dei tempiGennaio è il tempo dei tempi qui nel piano di sotto. È tempo di sole e caldo e pioggia alla fine del giorno. Pioggia d'estate: tanta acqua in pochissimo tempo. È tempo di non andare a scuola e di imparare lo stesso. È tempo di mango. Ma il mango più buono è quello che si raccoglie salendo su un albero (o se l'albero è generoso, basta alzare un braccio e l'albero te lo regala il mango più dolce del mondo, il mango originale, piccolo e profumato).È tempo di vitamina C concentratissima in un frutto bellissimo che è l'acerola. È tempo di rivedere amici che sono di passaggio. Vanno verso il nord, verso la foresta. È tempo di scoperte e di riuscire a sbirciare qualcosa anche se la porta è chiusa a chiave. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
17:04 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (2)
28/09/2007
natura, er cantastorie de me stessa anforaCamminavo per il campus con amici quando ho visto dei semi bellissimi. Sembravano piccolissime anfore. Non sono i semi veramente, sono la bucia, ma in questo caso sembrano dei bozzoli che proteggono una speranza di vita.
L'anfora che contiene la speranza è resistente abbastanza per proteggerla, ma delicata a sufficenza per rompersi nel momento giusto. Sol de primavera (Beto Guedes) Quando entrar setembro Quando sarà settembre
E la buona notizia sarà entrata nei campi
Voglio veder nascere il perdono
Dove l’abbiamo piantato
Insieme un’altra volta
Abbiamo sognato insieme
Seminando le canzoni nel vento
Voglio veder crescere la nostra voce
In quello che manca da sognare
Abbiamo pianto molto
Molti si sono persi lungo la strada
Eppure non costa inventare
Una nuova canzone
Che ci porti
Il sole di primavera
Apri le finestre del mio petto
La lezione la sappiamo a memoria
Non ci resta che impararla 05:55 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (4)
18/09/2007
natura, er cantastorie de me stessa beija-florCielo semi grigio senza vento senza pioggia. Quando pensavo che tutti gli ipê gialli avevano perso i loro fiori ecco che ne trovo uno fiorito a San Paolo. Mi sono fermata davanti a questo meraviglioso quadro vivente e stavo per continuare la mia strada verso la macchina parcheggiata a pochi metri di distanza, quando l'occhio viene attirato da uno schizzo che non c'era prima sulla tela. Un colibri. Povero nome per l'uccello che da noi è più conosciuto come "beija-flor", quello che bacia i fuori. L'occhio, la mano e la lente sono sono veloci abbastanza. Ma io lo porto dentro il mio serbatoio-di-immagini-belle-per-giornate-veramente-grigie. Non è il mio caso oggi, ma penso che a volte il mio serbatoio debba essere aperto al pubblico. Non si sa mai.
08:26 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti
05/09/2007
natura, er cantastorie de me stessa in giro per il campusGiro per il campus in momenti diversi della giornata. La mattina, appena arrivata vedo due alberi a pochi metri di distanza l'uno dell'altro. Condividono lo stesso suolo, la stessa acqua (pochissima negli ultimi mesi invernali),e lo stesso vento. Eppure sono diversi. Ne ho provato una profonda emozione a guardarli.
All'ora di pranzo, come tutti i martedì, mi reco al bar della facoltà di filosofia, non tanto per la filosofia, ma per la compagnia di due colleghe che mi sono care (e anche per il riso e i fagioli che sono di serie A ). Come d'abitudine ci fermiamo sotto un albero di more (more brasilane, piccoline). È altissimo e nessuno riesce a prendere le more. Sotto l'albero ci sono i contenitori per la spazzatura - quelli a diversi colori per il reciclaggio. Sempre scambiamo le stesse parole. Un po' come la volpe e le uve. E io sempre penso a Pollock.
Poi, come al solito, costringo le mie colleghe a fermarci pochi metri dopo. È che mi piace rendere omaggio al giardiniere anonimo che ha legato una bromelia al tronco di un albero. Una scultura di vita.
Peccato che ai piedi della scultura da giorni qualcuno ha fatto un'installazione di cattivo gusto nella mia modesta visione artistica...
Alle 18 vado all'acqua gym (ma la giornata non è finita, perché ho ancora una lezione che comincia alle 21). Il sole cerca di salutarmi tra il ferro e il cemento. Ci sarà un giorno in cui la sede della facoltà di geoscienze sarà finito e cancellerà il tramonto, penso. Poi mi ricordo che ho 2 gambe e che il tramonto o l'alba nessuno me la può cancellare. Tié!
08:58 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (4)
22/02/2007
natura, vivere al terzo mondo, er cantastorie de me stessa MarcovaldaNon è sempre che si può mangiare qualcosa che non passi prima da un supermercato. Qui in Terrabrasilis però....
Ananas (in Brasile ce ne sono due tipi. Uno si chiama abacaxi, che è questo che vedete nel cesto, l'altro si chiama ananas e si usa solo per fare sciroppi medicinali)
A me piace il succo dell'ananas con la mentuccia. La "couve" - un regalo portoghese...La si taglia (come fossero tagliarini) la si rifrigge (con aglio, per piacere!!) e la si mangia (è uno dei contorni alla "feijoada", per esempio). Nel caso l'abbiamo usata per preparare una minestra portoghese chiamata "Caldo verde".
La mandioca. Alcuni stranieri distratti pensano che sia marijuana
La canna da zucchero. A me piace così, pura. La sbuccio, la taglio e la succhio. Ma si può fare un succo che si chiama "garapa", un sciroppo che si chiama "melado" e anche lo zucchero e la "cachaça", che sapete è un alcolico.
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