
03/06/2009
A dor que deveras senteIl poeta è un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente.
Diceva Pessoa. Recentemente ho letto una poesia che dicono sia di Carlos Drummond de Andrade. Non ci credo. Ma gli ultimi versi mi piacciono: Il dolore è inevitabile. La sofferenza è opzionale. -- Ho visto una rosa e l'ho fotografata. Ma poi ho passato troppo tempo a provare a fotografare la sua ombra. Che spreco di tempo.
23:30 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (3)
30/09/2008
ultimo fior del lazio, literatura, cartoline non virtuali LetturaAdélia Prado Leitura Era um quintal ensombrado, murado alto de pedras. Iracema"Iracema" è il titolo di un romanzo di José de Alencar scritto nel 1865. Di José de Alencar, il mio preferito è sempre "Senhora", che ho letto adolescente a scuola. "Iracema", secondo l'autore vuol dire "la vergine dalle labbra di miele" , ma molti dicono che si tratta solo di un anagrama della parola America. Il libro, un classico del movimento romantico brasiliano, racconta una storia d'amore tra un colonizzatore portoghese e questa bella india dello stato di Ceará. Il figlio che avranno (Moacir, che vuol dire "figlio del dolore) è il risultato di questa unione tra Europa e Brasile. Ma perché parlo di Iracema oggi? Guardavo un programma che mi piace molto "via Brasil" (se seguite il link potrete vedere alcuni dei servizi passati) e ho scoperto che il Ceará produce una nuova varietà di rosa. La rosa Iracema. L'hanno scoperto per caso, cioè, è nata per caso, nel mezzo di un campo di rose "carolla", che a quanto pare è una rosa piena di spini. Questa "Iracema" però è quasi senza spini e molto dritta. È bellissima. Ho trovato un articolo su internet con foto. Il video con il servizio sulla rosa Iracema non è ancora disponibile, ma lo sarà presto, credo. 18/05/2008La compagnaÈ morta ieri Zelia Gattai, la moglie di Jorge Amado. Scriveva pure lei, ma poco (rispetto ai tanti libri del marito). Erano scritti sempre molto legati alla memoria e a alla memoria della sua vita con Jorge. Ma io veramente di suo ho letto soltanto "Anarchici, grazie a Dio" libro che all'epoca mi è tanto piaciuto, perché mi ha fatto conoscere ancora un po' della storia della mia città e del contributo italiano alla nostra cultura (nel caso, la politica). La vidi una volta a San Paolo, molti anni fa. Ero in un caffè nel quartiere di HIgienópolis. Lei entrò nel caffè e la riconobbi sutbito . Dietro a lei c'era un uomo, che era uguale a Jorge Amado, ma proprio ugale. Poiché Jorge Amado era morto da anni, pensai allora che forse la finzione era realtà e Zelia era Dona Flor e Jorge era Vadinho...ma no...era soltanto il fratello più piccolo di Jorge Amado. Peccato, a volte ci vuole un po' di finzione.... Non era, secondo me, una grande scrittire, ma sicuramente il grande amore di Jorge e questo, anche secondo me, è bellissimo. 16/04/2008AporoÁPOROUm inseto cava cava sem alarme perfurando a terra sem achar escape. Que fazer, exausto, em país bloqueado, enlace de noite raiz e minério? Eis que o labirinto (oh razão, mistério) presto se desata: em verde, sozinha, antieuclidiana, uma orquídea forma-se. Un insetto scava scava senza allarme perforando la terra senza trovare l'uscio. Che fare, esausto, in un paese bloccato, allacciamento di notte radice e minerio? Ecco che il labirinto (oh, ragione, misterio) presto si slaccia: in verde, sola, antieuclidiana, un'orchidea si forma. Áporo, secondo i dizionari brasiliani è: 1. un insetto che scava (della famiglia degli imenotteri); 2. è una parola grega, aporoς , che vuol dire “senza uscita” ed è un tipo di orchidea che abbiamo qui, molto rara e verde. Almeno dice il dizionario, che l'abbiamo qui, io non l'ho mai vista, ma i dizionari sono sinceri, penso. L'Euclide è quello di Alessandria. Mi piace questa poesia di Carlos Drummond de Andrade. È l'unica cosa che posso pensare in scrivere qui in questo momento in cui tanti dei miei amici italiani sono a terra. E io mi metto a terra con loro e li offro tutto il verde che ci sia nella mia Terrabrasilis. E la mia solidarietà. 13:09 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (8)
25/03/2008
literatura, er cantastorie de me stessa ventos do sulCharlie Brown mi dice che a Palermo tira un vento fortissimo. Penso a Porto Alegre, città ben al sud del Brasile e al suo vento. Porto Alegre ha un vento solo suo. Si chiama "Minuano". È un vento che viene dal Sud, il Sud della mia parte della Terra, quindi è freddo. Dura pochi giorni, arriva sempre d'inverno. È un vento dei "pampas" che è come chiamiamo le pianure del Rio Grande do Sul (stato il cui capoluogo è Porto Alegre). Il vento dev'essere molto importante per quelli che vivono nei pampas. E i pampas sono il paradiso per il vento, perché è libero per ballare. E poi uno dei romanzi (o romanzi, perché sono una trilogia) più importanti della letteratura del Sud l'ha scritto Érico Verissimo e s'intitola "O Tempo e o vento". Sono tre libri bellissimi sulla gente dei pampas. E poi c'è Mário Quintana, poeta di Porto Alegre che scrisse alcune poesie sul vento: O que o vento não levou No fim tu hás de ver que as coisas mais leves são as únicas Quello che non andò via col vento Alla fine vedrai che le cose più leggere sono le uniche O vento e eu o vento morria de tédio Il vento ed io Il vento s'annoiava 19/03/2008 PesachUna poesia di Manuel de Barros. Per sengnare (anche) il momento linguistico che vivo. A 13 anni scoprì che ciò che mi piaceva nelle 12:31 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (6)
15/03/2008
ultimo fior del lazio, literatura, er cantastorie de me stessa EldoradoSto leggendo l'utlimo libro di Milton Hatoum: Orfãos do Eldorado (Orfani dell'Eldorado). Milton è di Manaus, Amazzonia. Mi piace. Avevo comprato uno dei suoi primi libri "Due fratelli" ma non l'ho mai letto e ora non mi ricordo dove l'ho messo. Lo cercherò. La sua prosa mi piace. Semplice, senza pretese. Nel libro non c'è l'Amazzonia di oggi, ma quella di prima, quella che noi gente del sud non conoscevamo. MIlton è uno che ci aiuta a creare una memoria di cose che avremmo dovuto sapere, conoscere. Allo stesso tempo, la sua storia parla di rapporti umani. Padre e figlio. Uomo e donna, quindi è universale. 27/10/2007amore affamatoJoaquim: L’amore ha mangiato il mio nome, la mia identità, il mio ritratto. L’amore ha mangiato il mio certificato di nascita, la mia genealogia, il mio indirizzo. L’amore ha mangiato i miei biglietti da visita. L’amore è venuto e ha mangiato tutte le carte dove avevo scritto il mio nome.
L’amore ha mangiato i miei vestiti, i miei fazzoletti, le mie camicie. L’amore ha mangiato metri e metri di cravatte. L’amore ha mangiato la misura dei miei completi, il numero delle mie scarpe, la misura dei miei cappelli. L’amore ha mangiato la mia altezza, il mio peso, il colore dei miei occhi e dei miei capelli. L’amore ha mangiato le mie medicine, le mie prescrizioni, le mie diete. Ha mangiato le mie aspirine, le mie onde-corte, i miei raggi x. Ha mangiato i miei test mentali, le mie analisi d’orina. L’amore ha mangiato dallo scaffale tutti i miei libri di poesia.Ha mangiato i miei libri di prosa e le citazioni in verso. Ha mangiato dal dizionario le parole che sarebbero potute radunarsi in versi. Affamato l’amore ha mangiato gli attrezzi di mio uso: il pettine, rasoi, spazzole, forbici da unghie, temperino. Ancora affamato, l’amore ha divorato l’uso dei miei attrezzi: i miei bagni freddi, l’opera cantata in bagno, la caldaia a fuoco morto, ma che sembrava una fabbrica. L’amore ha mangiato la frutta che era a tavola. Ha bevuto l’acqua dei bicchieri e dalle caraffe. Apposta ha mangiato di nascosto il pane. Ha bevuto le lacrime dagli occhi, che nessuno sapeva, erano pieni d’acqua. L’amore è tornato per mangiare le carte dove senza riflettere avevo riscritto il mio nome. L’amore ha rosicchiato la mia infanzia, di dita sporche di inchiostro, capelli sugli occhi, scarpe mai lucide. L’amore ha rosicchiato il bambino schivo, sempre negli angoli, e che scarabocchiava i libri, morsicava la matita, camminava per la strada a calciare sassi. Ha rosicchiato le chiacchiere, accanto alla pompa di benzina della piazza, con i cugini che tutto sapevano di uccellini, su una donna, sui tipi di automobili. L’amore ha mangiato la mia regione, la mia città. Ha drenato l’acqua morta degli stagni, ha abolito la marea. Ha mangiato gli stagni crespi di foglie dure, ha mangiato il verde acido delle piante di canna che coprivano i monti regolari, tagliati da barriere rosse, dal trenino nero, dai camini. Ha mangiato l’odore di canna tagliata e l’odore di Maresia. Ha mangiato perfino queste cose che mi disperavano per non saper palarne in verso. L’amore ha mangiato anche i giorni ancora non annunciati nei calendari. Ha mangiato i minuti in anticipo del mio orologio, gli anni che le linee della mia mano assicuravano. Ha mangiato il futuro grande atleta, il futuro grande poeta. Ha mangiato i futuri viaggi intorno alla terra, i futuri scaffali intorno alla stanza. L’amore ha mangiato la mia pace e la mia guerra. Il mio giorno e la mia notte. Il mio inverno e la mia estate. Ha mangiato il mio silenzio, il mio mal di testa e la mia paura della morte. Nel 1943 il poeta João Cabral de Melo Neto scrisse la pièce “Os três mal amados”. Il brano che vi lascio è una battuta di Joaquim, uno dei tre personaggi (gli altri sono João e Raimundo). Al contrario di João e Raimundo che parlano di donne che hanno amato (Teresa e Maria), Joaquim parla dell’amore e dei suoi effetti. João Cabral de Melo Neto 01/10/2007 Il mio MiaSono ormai al sesto libro di Mia Couto. Ormai Mia è mio. Mi coccolla prima che io mi addormenti, mi fa pensare, mi fa provare emozioni bellissime, mi fa piangere (quel pianto buono, che pulisci gli occhi e l'anima), mi fa sorridere, mi fa sognare. Questo Mia che sto leggendo è di una ricchezza lessicale straordinaria. Mia per me è un Guimarães Rosa africano. Alcuni esempi della prosa di Mia: " A guerra é uma cobra que usa os nossos próprio dentes para nos morder. Seu veneno circulava agora em todos os rios da nossa alma. De dia já não saíamos, de noite não sonhávamos. O sonho é o olho da vida. Nós estávamos cegos". " La guerra è un serpente che usa i nostri propri denti per morderci. Il suo velleno circolava ora per tutti i iumi della nostra anima. Di giorni non uscivamo più, di notte non sognavamo. Il sogno è l'occhio della vita. Noi eravamo ciechi."
"Il buio mi racchiudeva, cancellando i posti che erano stati miei. Senza accorgermi avevo iniziato un viaggio che avrebbe ucciso le certezze della mia infanzia. Gli insegnamenti della scuola, i consigli del pastore Afonso, i sogni di Surendra: tutto questo si svanirebbe nel dubbio. Mi sono guardato, e vedendomi così leggero, senza carica, mi sono ricordato delle parole di mio padre: Chi non ha amico viaggia senza bagaglio." "Gira le spalle, Muiding sembra impassibile, la sua anima disegnata solo in diagonale" "Viaggiavo sempre vicino alla costa, dove l'acqua inciampa in schiuma bianca" Mi piacciono certi verbi che usa e che non avevo mai visto nella mia lingua. Non so se sono verbi del portoghese del Mozambico oppure se lui se li inventa....: "a vida poentava" - "la vita tramontava "palavraram muita coisa sobre o estado de saúde do falecido" - "parolarono molte cose sullo stato di salute del morto" "enquanto me preguiçava sem destino..." - "mentre mi prigrizavo senza destinazione..."
09:33 ora brasiliana||escrito por Quel e non rakele | link | commenti (6)
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