Il vicepresidente ha un cancro, di quelli terribili, contro il quale lui lotta da anni. E questo cancro non lo vince. Vince il suo corpo, ma non il suo spirito. E lo si vede, perché lui non smette mai di sorridere. A me, come politico, questo vicepresidente non mi è mai interessato, anzi non mi piace affatto. Non l'ho votato, nel senso che quando ho votato ho votato Lula. La prima volta, non la seconda. Ma lo rispetto come uomo che sta lottando contro una malattia in un modo degno e sereno. Dice che preoccuparsi non vuol dire disperarsi. Che lui morirà, come tutti moriremo, ma che non tocca a lui sapere quando.
Il ministro più importante del governo Lula è una donna. Lula l'ha scelta come suo successore. Lo sappiamo tutti da tempo, anche prima delle dichiarazioni di Lula a questo proposito. Una donna che durante la dittatura ha combattuto i militari. Che poi si è messa nella politica formale e quindi ha accettato le regole della politica formale. E le sue strategie che poi sono gabbie. Come l'immagine. Quella che si costruisce con il photoshop e non con le azioni e le parole. Si è rifatta. Si è femminilizzata. E dopo, quasi subito, ha scoperto di avere un cancro.
E ora ricominciano i discorsi su un'eventuale possibilità di eleggere Lula una terza volta. Io non vorrei questo. La nostra costituzione non lo permette. Non voglio credere che il Brasile sarà come il Venezuela, paese che mi sta pure simpatico, ma che ha, secondo me, preso la strada sbagliata nel permettere a Chavez di essere un presidente alla Fidel.
Il discorso del vicepresidente sull'ora della morte deve applicarsi a Dilma Roussef. Se fosse così, nessuno avrebbe creduto a Churchill, vecchio e con una tendenza ad alzare il gomito più del accettabile. O a Giovanni XXIII. O anche a Lula, se pensiamo bene, perché anche lui aveva tanti elementi che lo rendevano ineleggibile , come la sua scarsa conoscenza della lingua portoghese o la sua non esistente esperienza come membro di un parlamento. No. Non sono queste le cose a cui dobbiamo fare attenzione. Ma ci sono persone (e molte nella media) che vogliono pensare solo a questo. Come se i politici fossero cavalli su cui scommettere. O jettatori. O roba da scartare.
Alcuni sono da scartare, ma non perché sono disabili, malati, anziani. Quelli che sono da scartare lo sono perché pieni di furbizia, di egoismo, di arroganza , di cattiveria. E questo molti giornalisti non riescono (o non vogliono ) farci vedere. È più facile fare circolare gli aneddoti sui politici che veramente mostrare la corruzione. È più facile farci vedere le foto delle moglie dei presidenti che parlare dei difetti dei loro mariti. Ecc ecc ecc.
Insomma, siamo fritti.